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Il capibara, il gigante buono dei roditori

Cristiano Papeschi, Med. Vet.

capibara

Capibara in posizione di riposo (foto C. Papeschi)

 

Più noto come capibara, l’Hydrochoerus hydrochaeris è il più grosso roditore esistente. Le sue dimensioni sono simili a quelle di un piccolo cinghiale, con una lunghezza, dalla testa alla coda, che può arrivare fino a 140 cm; l’altezza al garrese supera spesso i 60 cm ed il peso, anche questo di tutto rispetto, è pari a circa 40-45 kg con il maschio di dimensioni superiori rispetto alla femmina.

Possiede unghie molto spesse e dure e le dita, quattro negli arti anteriori e tre in quelli posteriori, sono unite da una sottile membrana che conferisce al piede una funzionalità simile ai piedi palmati degli anatidi e quindi ne agevola il movimento nell’acqua.

Infatti il capibara ha una vita per così dire "anfibia" in quanto è un ottimo nuotatore e passa buon parte del suo tempo nell’acqua dove, tra l’altro, avviene il corteggiamento e l’accoppiamento. La testa è tozza e rettangolare, il muso squadrato, il collo corto, le orecchie piccole e gli occhi molto scuri.

La bocca è munita di due lunghi incisivi a crescita continua che possono raggiungere gli 8 centimetri e la pelliccia, che si presenta uniforme su tutto il corpo, è composta di setole dure, lunghe e di colore marrone.

La coda è rudimentale ed appena abbozzata e le zampe corte e tozze; il maschio possiede sul muso una ghiandola che produce un secreto usato per marcare il territorio.

Allo stato selvatico questo animale vive in prossimità di fiumi ed acquitrini in colonie in cui un maschio dominante si circonda di 3-5 o più femmine con i relativi piccoli.

Il capibara è una specie poliestrale continua, la cui maturità sessuale sopraggiunge intorno ai 15 mesi e per ogni gravidanza, che dura in media 150-170 giorni, può partorire da 1 a 6 piccoli che, alla nascita, pesano intorno ai 700 grammi. La prole è molto precoce ed in grado di seguire la madre già poche ore dopo la nascita. In genere lo svezzamento si ha intorno ai 3-4 mesi nonostante l’integrazione della razione lattea con alimenti solidi inizi molto prima.

Allo stato selvatico gli adulti si nutrono di piante acquatiche, soprattutto quelle presenti lungo le sponde di fiumi ed acquitrini oltre che di mais, canna da zucchero, patate dolci ed erbe di altro tipo. In natura e in luoghi tranquilli ha abitudini in prevalenza diurne e trascorre la sua giornata mangiando e riposando nella caratteristica posizione a sfinge (fig. 1) e muovendosi in modo pigro. Nelle situazioni di emergenza, invece, può fuggire molto velocemente per cercare rifugio in acqua o nella boscaglia. Oltre ad essere un ottimo nuotatore e tuffatore, può rimanere in apnea anche per alcuni minuti oppure restare in immersione per molto tempo lasciando il solo naso fuori dall’acqua. I suoi nemici naturali sono: alligatori, grossi felini ed esseri umani che lo cacciano sia per la carne che per la bonifica delle zone incolte.

Questo roditore, viste le sue caratteristiche comportamentali e caratteriali, si presta bene ad essere addomesticato ed a vivere in simbiosi con l’uomo, sia come animale da allevamento che da compagnia.

In cattività può essere allevato tranquillamente in un giardino ma necessita di una zona acquitrinosa (va bene anche una vasca in cemento) dove poter nuotare e trascorrere per lo meno le ore più calde della giornata. La sua alimentazione erbacea può essere integrata con semi (mais ad esempio) e frutta. L’aspettativa di vita varia da 9 a 12 anni.


Ultima revisione: 21/4/04

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