Il rischio zoonosico
dellinfluenza aviare
Claudio Peccat, Med. Vet.
Alla luce dellepizoozia di influenza
aviare nellest dellAsia che in questi giorni sta coinvolgendo diversi Paesi e
alla luce anche della recente epizoozia olandese del 2003 si ritiene opportuno
sintetizzare quanto scritto dalle dottoresse Anna Toffan e Ilaria Capua del Centro di
Referenza Nazionale ed OIE per linfluenza aviare e apparso sul Progresso Veterinario
1/2004. Larticolo in questione è incentrato sul potenziale zoonosico del virus
dellinfluenza aviare.
Il virus influenzale è un Orthomyxovirus,
virus a RNA. Il genoma di questo virus è segmentato e questa caratteristica ne permette
il riassortimento genetico.
I virus influenzali sono divisi in A, B e C
in base ad antigeni di gruppo. I virus influenzali aviari sono tutti del tipo A. Gli
antigeni di superficie più importanti sono le emoagglutinine (HA) di cui ne sono presenti
15 tipi diversi (H1 H15) e le neuraminidasi (NA) presenti in 9 tipi (N1 N9).
In base alla patogenicità in laboratorio i virus influenzali possono essere divisi in
bassa patogenicità e alta patogenicità. Solo alcuni ceppi dei sottotipi H5 e H7, recanti
una particolare sequenza aminoacidica sono responsabili delle forme influenzali aviarie ad
alta patogenicità.
Le ultime gravi pandemie influenzali del
1957 e del 1968 sono originate dal riassortimento genetico di virus influenzali umani e
aviari nei suini. Questo animale, infatti, presenta una situazione recettoriale che
permette la replicazione delle popolazioni virali degli uccelli e dellUomo, e se due
virus diversi infettano la medesima cellula, la progenie virale potrebbe contenere geni
provenienti dalle due popolazioni.
Il passaggio del virus dagli uccelli
alluomo, senza lintermediazione del suino, era ritenuto altamente improbabile,
per non dire inverosimile, fino a poco tempo fa, in quanto erano stati segnalati solo tre
casi fino al 1996. Negli ultimi 6 anni però ci sono stati ben 5 diversi episodi di
infezione nellUomo. In uno di questi (Hong Kong 1997) sono morte 6 persone. Durante
la gravissima epizoozia dello scorso anno in Olanda nella quale sono stati abbattuti circa
30 milioni di capi di pollame ben 82 persone hanno accusato una sintomatologia benigna
rappresentata da congiuntivite associata o meno a sintomi tipici dellinfluenza.
Laspetto sicuramente più preoccupante dellepizoozia olandese è stata la
trasmissione interumana dimostrata in tre casi, tutti allinterno di nuclei
familiari. Dopo questi tre episodi, tutte le persone coinvolte nellemergenza
influenzale sono state vaccinate contro linfluenza umana per ridurre la possibilità
di riassortimento genetico tra i virus umani e quelli aviari. Un collega veterinario
impegnato nelle operazioni di polizia veterinaria e non vaccinato è purtroppo deceduto
per una grave forma influenzale con insufficienza respiratoria e renale. La via di
penetrazione nellUomo sembrerebbe essere quella congiuntivale.
Tutti gli episodi di infezione segnalati
nelluomo nel corso degli anni sono stati sostenuti dal sottotipo H7N7 con
leccezione dellinfezione del 1997 di Hong Kong in cui è stato coinvolto il
sottotipo H5N1.
Quali sono le considerazioni fatte dalle
dottoresse autrici dellarticolo, considerazioni proprie, del resto, a tutti coloro
coinvolti nella tutela della saluta pubblica? In primo luogo esiste la possibilità
dellinfezione contemporanea nelluomo di virus umani e aviari che, se si
verificasse il riassortimento genetico, potrebbero dare origine a un virus dotato della
capacità di trasmissibilità dei virus umani e della patogenicità di quelli aviari. Il
pericolo sarebbe ancora maggiore se tale "nuovo" virus possedesse le
emoagglutinine H5 o H7 tipiche dei virus aviari ad alta patogenicità nei cui confronti la
popolazione umana non è protetta.
Pubblicato il 25/2/04